Di solito si intende per difficoltà relazionali la scarsa capacità di entrare in relazione con gli altri perchè ostacolati da inibizioni, timidezza, scarsa autostima, sensazione di inadeguatezza, aggressività, difficoltà di controllo degli impulsi ovvero ripetizione di modalità relazionali che a medio o lungo termine si ritengono insoddisfacenti o fonte di sofferenza.
Tutto ciò si riversa poi nella relazioni familiari, nella relazione di coppia, in relazioni extrafamiliari con conseguenze che spaziano dal disagio di coppia ai rapporti genitori-figli ed inficiando i rappori sociali e di lavoro con conseguenze non solo psicologiche ma a volte anche economiche.
La maggior parte delle teorie concorda sull’importanza della qualità delle prime relazioni nel bambino: un attaccamento sicuro alle figure genitoriale promuove nel bambino una graduale autonomia che sviluppa fiducia in sè stessi e crescita dell’autostima. L’idea che abbiamo di noi stessi si forma da queste prime esperienze ed un ambiente in sintonia con le richieste infantili consente la formazione di un concetto di sè stabile e ben strutturato.
Se le richieste delle figure parentali sono congrue con le sue aspettative, il bambino svilupperà un immagine di sè come degno di amore e di attenzione e da adulto si comporterà di conseguenza sicuro di ricevere affetto ed attenzione. Se in queste prime esperienze per motivi vari non c’è stata sintonia tra richieste infantili e cure genitoriali, il sè viene rappresentato come non degno di amore, non degno di attenzione.
La bassa autostima e la mancanza di fiducia in sè stessi porterà ad instaurare modalità relazionali che, come una specie di profezia che si autovverrà, porterà ad esperienze negative che rafforzerranno la convinzione di non valere nulla con conseguenze quali l’isolamento, il rifiuto sociale, crisi di coppia e stati depressivi.
Questi meccanismi avvengono per lo più a livello inconscio; il soggetto interessato non è consapevole del perché si trovi a confrontarsi con situazioni che provocano delusione, frustrazione, depressione e rabbia.
Compito dello psicoterapeuta è quello di aiutare il paziente a dipanare questa “matassa” relazionale risalendo alle origini, alle prime relazioni infantili e ricostituire, attraverso la relazione paziente-terapeuta, una nuovo tipo di adattamento alla realtà rifondando anche la propria autostima.
Articolo a cura della
dott.ssa Elena Michelis
Psicologa Psicoterapeuta da Alba
Dott.ssa Elena Michelis Psicologa Psicoterapeuta
Cuneo
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